1/2 Dicembre 2018 a TORINO: Corso Base e Stage di Educazione alla Cinofilia Naturale!!
Sabato 1 e Domenica 2 Dicembre 2018   Corso Base e 6° STAGE di 2 giorni di Educazione alla CINOFILIA NATURALE Organizzato presso il Golf Club - Royal Park "I Roveri" Rotta Cerbiatta 24 - Fiano (TO) dall’ Istituto di Cinofilia Naturale FICG con la possibilità d... CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO ยป
<span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; color: #000000; font-size: 10pt">1/2 Dicembre 2018 a TORINO: Corso Base e Stage di Educazione alla Cinofilia Naturale!!</span>
CULTURA CINOFILA

La sterilizzazione dei cani

Se è vero che il cane (come qualsiasi altro animale) vive con il solo scopo di sopravvivere per riprodurre la sua specie, è facile immaginare quanto possa essere importante il suo apparato riproduttivo. Privarlo dei suoi organi genitali rappresenta senza dubbi una delle peggiori cattiverie che si possa esercitare su questo tipo di animale.
 
E’ ridicolo vedere come siano ormai quasi tutti d’accordo nello schierarsi contro chi taglia coda e orecchie al proprio cane per motivi estetici, mentre è poi diventata prassi comune castrare qualsiasi maschio e sterilizzare le femmine. Provino gli uomini ad immaginare quali di queste due parti sceglierebbero di farsi amputare: le orecchie o i testicoli?

Nella virilità sessuale, il cane maschio basa tutta la sua vita: cresce, si sviluppa, si confronta con i suoi simili, marca il territorio, è addirittura disposto a morire pur di accaparrarsi il diritto di coprire una femmina in calore. E noi vorremmo privarlo di tutto ciò solo perché risulta più difficile gestirlo in certi periodi dell’anno?

Nella sua capacità di procreare, la femmina di cane, come tutti gli altri mammiferi, raggiunge la sua massima realizzazione esistenziale e noi, con un intervento di pochi minuti, vorremmo azzerargliela per sempre?
 
Non lasciatevi turlupinare da chi ha interesse a sostenere il contrario, un maschio castrato non sarà mai più il maschio di prima, anzi, si sentirà molto mortificato e menomato nei confronti dei suoi simili. La femmina incapace di riprodursi, subirà a vita l’indifferenza dei maschi, sentendosi profondamente diversa dalle altre femmine intere

E’ incredibile constatare con quanta ipocrisia si continui ad affrontare questo argomento, sostenendo addirittura che siano interventi eseguiti per il benessere del cane!
 
Diciamo piuttosto che, con la sterilizzazione dei cani, molti proprietari si levano ogni rogna dei calori e i veterinari, che ne traggono vantaggi economici, cercano in ogni modo di convincere l’opinione pubblica che si tratti di un intervento poco invasivo nei confronti degli animali. La realtà è ben un'altra e, oltre ad essersene già accorti alcuni animalisti, ve lo assicura uno che nella vita  ha posseduto centinaia di cani. Vi garantisco che un cane preferisce morire, piuttosto che rinunciare a riprodursi, altrimenti i maschi non sacrificherebbero la loro vita per combattere contro altri simili nei periodi dei calori. O no?!
 
Qualcuno ha il coraggio di sostenere che il cane non soffre psicologicamente dopo la sterilizzazione perché, essendo solo un animale, non riesce a capire cosa gli sia successo! Premesso che tutto questo è falso, perché allora quando agli stessi professionisti fa comodo, i cani diventano improvvisamente esseri senzienti con ogni diritto pari ad un uomo, poiché in grado di provare dolore e altre emozioni simili a quelle dell’uomo?

Altri dicono che sia meglio castrare un cane piuttosto che tenerlo chiuso a ogni calore e provocargli la sofferenza di non potersi accoppiare. Altra eclatante falsità! Innanzitutto in Natura gli animali da branco possono vivere parte dell'esistenza senza accoppiarsi mai, poiché solo ad alcuni soggetti del branco è concessa la riproduzione, ad esempio il maschio sottomesso viene normalmente escluso dall’atto sessuale, così come alcune femmine di rango inferiore vengono allontanate da quella dominante. Mettendo pure il caso che ciò non avviene per tutti i cani, che senso può comunque avere farlo vivere una vita intera da animale sessualmente inadeguato, per evitargli due settimane all'anno di ipotetica "sofferenza"?
 
Un proprietario che voglia bene al proprio cane non deve nemmeno prendere in considerazione la possibilità di sterilizzarlo, anche se ogni sei mesi dovrà impegnarsi per evitare gli accoppiamenti indesiderati, cosa tra l’altro molto più semplice di quanto si possa immaginare.

Sentiamo anche cosa ne pensano due medici aderenti come volontari al Comitato Scientifico dell' ICN - Istituto di Cinofilia Naturale:


Massimo Zuanetti – Medico Chirurgo, Specialista in Ginecologia ed Ostetricia. Bologna.
 
Non avendo mai posseduto prima un animale e nello specifico un cane, non mi ero mai posto particolari quesiti, pur essendo un medico e per di più ginecologo-ostetrico, riguardo la sterilizzazione degli animali domestici.
 
Se il principio è il rispetto “vero” dell’ essere vivente (uomo o animale che sia) e quindi non interferire anche sulla sua fertilità,  cioè la spontanea capacità di riprodursi, perché animalisti,  associazioni pro-animali e persino veterinari avvallano per non dire consigliano la sterilizzazione dei cani e gatti?
 
Considerando che i cani in quanto domestici sono già limitati e direi super controllati dai loro padroni nelle frequentazioni dei loro simili, perché sterilizzarli?
 
Ma soprattutto, sappiamo cosa significa “sterilizzare” un animale?
 
La sterilizzazione e’ una tecnica chirurgica, usata anche sull'uomo e sulla donna, atta ad impedire la possibilità che la femmina possa rimanere gravida dopo un rapporto sessuale. Questa definizione apparentemente banale è applicata in maniera corretta solo agli umani.
In pratica nell’uomo si esegue la vasectomia cioè la legatura e interruzione dei dotti deferenti in modo tale che gli spermatozoi non possano più raggiungere le vescicole seminali. Tale tecnica, benché irreversibile, non altera né la sessualità né la produzione ormonale dei testicoli. In atre parole l’uomo non “sente” differenze se non nella possibilità di avere eredi!
Vale lo steso discorso per la donna, dove si esegue la legatura e interruzione delle salpingi in modo tale da impedire che l’ovulo incontri lo spermatozoo. Anche in questo caso, pur essendo l’intervento irreversibile, non si va ad alterare ne la sessualità nè la produzione ormonale delle ovaia.
Teoricamente negli animali si dovrebbe fare lo stesso, ma non lo si fa perchè all'uomo interessa poco il problema riproduttivo vero dei quattro zampe, mentre interessa non essere infastiditi dai “calori”....

Per azzerare per sempre i calori, cioè il periodo degli amori, si esegue normalmente la castrazione, cioè l’asportazione delle gonadi (testicoli o ovaia) e in taluni casi nelle femmine anche dell’utero così i padroni non si stressano neanche più per le mestruazioni.....
 
E’ evidente che questo atteggiamento chirurgico invasivo e demolitivo porta all’azzeramento degli ormoni sessuali con ovvie conseguenze spesso negative per la salute dei nostri amici a quattro zampe.

E’ curioso che in un’epoca come la nostra, dove l’animale domestico è letteralmente “umanizzato”, si ritenga normale violare la sua natura ed identità sessuale in modo irreversibile e che questo non sollevi l’indignazione dei cosiddetti animalisti e padroni amorevoli....
 
Alcuni dati scientifici ci aiutano a capire i rischi/benefici della castrazione animale.
 
Da uno studio di Larry S. Katz, PhD Associate Professor and Chair Animal Sciences Rutgers University New Brunswick, NJ 08901 “gli effetti positivi" sul cane maschio castrato sono:
 
1            elimina il minimo rischio (probabilmente <1%) di morire di tumore ai testicoli
2            riduce il rischio di disordini non-tumorali alla prostata
3            riduce il rischio di fistole perianali
4            potrebbe ridurre il rischio di diabete (dati inconcludenti)
 
In negativo, castrare i cani maschi
 
1            se fatto prima dell'anno di età, aumenta significativamente il rischio di osteosarcoma (tumore alle ossa); un tumore con cattiva prognosi diffuso nelle razze medio/grandi.
 
2            aumenta il rischio di angiosarcoma cardiaco di un fattore di 1.6
3            triplica il rischio di ipotiroidismo
4            aumenta il rischio di decadimento cognitivo geriatrico
5            triplica il rischio di obesità, un comune problema di salute associato a molti altri problemi
6            quadruplica il piccolo rischio (<0.6%) di cancro alla prostata
7            raddoppia il piccolo rischio (<1%) di tumori al tratto urinario
8            aumenta il rischio di disturbi ortopedici
9            aumenta il rischio di reazioni avverse alle vaccinazioni
 
Per quanto concerne le femmine:
 
In positivo, sterilizzare i cani femmina
 
1            se fatta prima dei 2.5 anni d'età riduce di gran lunga il rischio di tumori alla mammella, il più comune tumore maligno nei cani femmina
2            elimina quasi completamente il rischio di piometra (infezione dell’utero), che altrimenti affligge circa il 23% e uccide circa l'1% delle femmine intere.
3            riduce il rischio di fistole perianali.
4           rimuove il rischio molto piccolo (=0.5%) di tumori uterini, della cervice e delle ovaie
          
In negativo, sterilizzare i cani femmina
 
1            se fatta prima dell'anno di età, aumenta significativamente il rischio di osteosarcoma (tumore alle ossa); un tumore con cattiva prognosi diffuso nelle razze medio/grandi.
2            Aumenta il rischio di emangiosarcoma splenico di un fattore di 2.2 e di emangiosarcoma cardiaco di un fattore >5; questo è un tumore comune e principale causa di morte in alcune razze
3            triplica il rischio di ipotiroidismo
4          triplica il rischio di obesità, un comune problema di salute con associati molti altri problemi
5            causa una “incontinenza urinaria da sterilizzazione” nel 4-20% dei cani femmina
6            aumenta il rischio di infezioni del tratto urinario persistenti o ricorrenti di un fattore di 3-4
7            aumenta il rischio di vulva ipoplasica, dermatite vaginale, e vaginiti soprattutto per i cani femmina sterilizzate prima della pubertà
8            raddoppia il piccolo rischio (<1%) di tumori del tratto urinario
9            aumenta il rischio di disturbi ortopedici
10         aumenta il rischio di reazioni avverse alle vaccinazioni
      
In conclusione, una lettura oggettiva della letteratura medica veterinaria rivela una situazione complessa in relazione ai rischi e benefici a lungo termine sulla salute associati alla castrazione nei cani.

L'evidenza mostra che la castrazione correla sia con effetti benefici che negativi sulla salute nei cani. Suggerisce anche quanto ancora non sappiamo su questo argomento. Nella maggior parte dei casi il numero di problemi di salute associati alla sterilizzazione dei cani maschi supera i benefici per la salute stessa.

Per le femmine la situazione è più complessa. Il numero di benefici sulla salute associati alla sterilizzazione potrebbe superare, in alcuni casi (non tutti) i problemi di salute.

Quindi, se la sterilizzazione migliora le probabilità di una buona salute generale o la peggiora dipende probabilmente dall'età della cagna ed il rischio relativo di varie malattie nelle diverse razze.
 
La tradizionale età di castrazione a sei mesi, nonché della castrazione pediatrica sembrano predisporre i cani a rischi per la salute che potrebbero altrimenti essere evitati in attesa che il cane sia fisicamente maturo, o forse nel caso di molti cani maschi, rinunciando del tutto a meno che non medicalmente necessario.

L'equilibrio tra benefici e rischi a lungo termine sulla salute della sterilizzazione/castrazione varierà da cane a cane. Razza, età e sesso sono variabili che devono essere prese in considerazione assieme a fattori non medici per ogni singolo cane. 
 
"Raccomandazioni a favore della castrazione per tutti i cani non appaiono essere supportate dai risultati della letteratura medica veterinaria.”
Larry S. Katz, PhD Associate Professor and Chair Animal Sciences Rutgers University New Brunswick, NJ 08901
 

Massimo Marconi – Medico Chirurgo, Primario in Radiologia. Viterbo.
 
Fin da bambino ho avuto cani e sono sempre stato alla ricerca del vero cane, quello non manipolato per esigenze commerciali ed altro.
Questo mi ha portato negli anni a rincorrere nelle varie razze dei cani da guardia e da difesa, i miei preferiti, il mio cane ideale ma, quando pensavo di averlo trovato, ero già stato anticipato dagli allevatori che spinti da interessi commerciali, del tutto legittimi e  comprensibili, li avevano già manipolati  snaturandoli soprattutto nel carattere preferendo l’aspetto estetico per  rispondere agli standard di razza.
Certo rimango affascinato dai cani selezionati nei secoli dai pastori ma, onestamente, mi rammarica vedere esemplari con le orecchie mozzate che sono ormai retaggio del passato. Le orecchie tagliate hanno dato al cane pastore un aspetto fiero e pugnace che fa, a mio avviso, parte integrante della razza.
Oggi questo aspetto, insito nelle caratteristiche della razza, come il DNA, si è perso dopo la crociata degli animalisti che hanno ritenuto una vera barbarie mozzare le orecchie ad un cucciolo di cane pastore. Chissà, forse hanno ragione. Perché sottoporre un cucciolo a tale mutilazione solo per l’egoismo del proprietario che desidera un cane come è stato da secoli e secoli?
 
Io allora mi domando: perché sottoporre un cucciolo al taglio delle orecchie è una barbarie mentre non lo è sottoporre una cagna alla sterilizzazione?
Con una piccola differenza: tagliare le orecchie è una cosa quasi banale, mentre sterilizzare una femmina  è qualcosa di assai più atroce e doloroso.
Esprimo queste mie considerazioni non sull’emotività, ma sulla base delle conoscenze scientifiche che derivano dalla professione che esercito, dato che sono un medico.
E’ bene che molti animalisti e proprietari sappiano che l’intervento di sterilizzazione di una femmina è un intervento di chirurgia maggiore, rispetto al banale intervento praticato sulle orecchie.
Per raggiungere gli organi genitali, utero ed ovaie, è necessario incidere la cute, come nel taglio delle orecchie, ma poi si prosegue tagliando i muscoli e poi si incide il peritoneo.
La lunghezza dell’incisione, il grado di manipolazione del peritoneo, degli organi interni e la trazione effettuata sul legamento ovarico sono alla base del notevole dolore nel post-operatorio che fa soffrire all’inverosimile la nostra cagnetta.
Non sono poi da trascurare due tipi di complicanze non proprio tanto infrequenti. Mi riferisco alle emorragie, che costringono ad un reintervento ed al sopraggiungere di infezione che costringono la cagnetta ad essere sottoposta ad una seria e prolungata terapia antibiotica.
Facendo una scala dei valori se il dolore patito da un cucciolo per il taglio delle orecchie è pari a 1, quello di sterilizzare una cagna è almeno pari a 100.
Il primo, però,  è proibito e il seconda no. Anzi a volte è incentivato.
Vogliamo poi considerare i rischi provocati da un’anestesia assai più profonda e prolungata, con uso di farmaci anestetici assai più importanti e pesanti da smaltire.
Vogliamo ancora fare un cenno ad eventuali postumi cui può andare incontro la nostra cagnetta?
Mi riferisco alla perdita, se castrata prima del primo calore, di alcune caratteristiche somatiche seppure secondarie, in alcuni casi ad un incompleto sviluppo dell’apparato genitale esterno con la persistenza di una vagina fanciullesca, per cui la cagna urina a spruzzo con conseguenti ustioni da urina nel piatto coscia.
Se la cagna è sterilizzata in età adulta la carenza di estrogeni può accelerare i processi di senescenza degli organi urogenitali con assottigliamento dell’epitelio uretrale, un calo della pressione uretrale, una ridotta risposta allo stimolo adrenergico con soglia di svuotamento vescicale ridotta, con conseguente minzione dolorosa e/o frequenti cistiti.
In una percentuale che varia dal 5 al 15% può subentrare un’incontinenza urinaria, con ripetute minzioni durante il sonno, che costringe la cagna ad assumere farmaci per il resto della sua vita per contrastare questa complicanza tardiva.
Si aggiunga la possibile modifica del pelo, la tendenza all’aumento del peso corporeo, che costringe la cagna ad una alimentazione ridotta e con cibi light, ed una minore aggressività per i cani da lavoro. E non mi si dica che la castrazione in età prepubere evita alla cagna di ammalarsi di cancro alle mammelle. E’ come se per evitare l’insorgenza del tumore al seno nelle donne queste venissero sottoposte ad ovariectomia in età giovanile.
Nella mia professione quando compare un tumore al seno in una donna, lo si cura e la stessa cosa dovrebbe accadere per le cagne.
Ammettiamo che sia una barbarie tagliare le orecchie ad un cucciolo per dargli un aspetto che deriva da secoli di selezione del cane da pastore. Sono d’accordo. Non si può far questo per il puro egoismo del proprietario.
Ma non è assai più grave sottoporre una cagna a tali sofferenze, immediate e future all’intervento chirurgico, per il puro e smodato egoismo di quel proprietario che non ha voglia di impegnarsi  a controllare la propria cagna per un periodo di 12 giorni due volte l’anno per impedire un accoppiamento indesiderato?
Quando si prende una cucciola lo si sa bene quanti e quali saranno gli inconvenienti in tal senso. Se non è egoismo questo!
Perché allora tagliare le orecchie ad un cucciolo vuol dire fare deliberata violenza e sottoporre una cagna alla castrazione vuol dire amare il proprio cane?
Sono sicuro di amare di più i miei cani di quelli che pontificano contro di me o quelli come me che vogliono un cane vero, non manipolato, non sfruttato commercialmente né sottoposto a tutte quelle idiozie che spesso servono  al proprietario per scaricare le proprie frustrazioni su un cane di pezza che di pezza non è (cappottini, ciuccetti, tortine di compleanno, trasporto in borsa e passeggini dedicati all’ultima moda  e quant’altro ).
A me sta bene tutto, rispetto le idee e le esigenze degli altri, ma chiedo che ugualmente vengano rispettate anche le mie. Evviva gli animalisti, ma non a senso unico.













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